Damnatio memoriae: La morte del ricordo

segno / 19 luglio 2023


Dal 5 luglio all’8 agosto 2023, nella sede caprese dello Studio Trisorio, Francesco Vezzoli e Mimmo Jodice con la mostra Damnatio memoriae.

Francesco Vezzoli e Mimmo Jodice entrano in comunicazione tra loro in un’inedita mostra dove la storia e l’arte si intendono alla perfezione. Le iconiche immagini dei reperti archeologici di Jodice incontrano la personale interpretazione storica di Vezzoli, abitando, come sagome narranti, gli spazi dello Studio Trisorio nella sua cornice caprese.

Damnatio memoriae è una locuzione in lingua latina che significa letteralmente “condanna della memoria”. Nel diritto romano, la damnatio memoriae era una pena consistente nella cancellazione di qualsiasi traccia relativa a una determinata persona e con essa ogni prova della sua esistenza; al malcapitato dunque, toccava una sorta di “morte civile”.

Francesco Vezzoli si accosta, in particolare, all’Amazzone da Ercolano di Jodice scattata nel 2007, affermando che «è la prova che la bellezza dell’antichità persiste anche quando il reperto archeologico è ferito, mutilato o, in qualche modo, compromesso». Un volto intaccato dal tempo, uno sguardo pietrificato, magnetico e fiero, da cui si percepisce la forza della femminilità non sfigurata nella sua classica eredità.

Nella sala dell’allestimento, sono esposti due busti in marmo dell’imperatore romano Caracalla, rispettivamente del Seicento e del Settecento, su cui Vezzoli ha applicato i suoi interventi. Caracalla –  nota figura cinica e sanguinaria  –  applica la “damnatio memoriae” al fratello Geta, alla moglie e al suocero (accusati di aver tramato alle sue spalle per ucciderlo), distruggendo ogni statua o fregio che ricordassero il loro nome o la loro immagine.

Una serie di locandine vintage di alcuni film del genere peplum movies realizzate da Vezzoli, sono disposte nelle vetrine della galleria che rievocano nel velluto rubino, l’atmosfera retrò delle sale cinematografiche. 

Nei due artisti, Vezzoli e Jodice, il tema della storia, della memoria – qui intesa come collettiva/individuale – e identità, si avviluppa nella fotografia e nella scultura, che messe a confronto, riportano alla luce il parossismo del potere. L’archeologia si interpone tra arte antica e contemporanea, quale rappresentazione del passato, frammento immortale.

Lorena Cangiano


 
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